Attività considerate non commerciali negli enti associativi

Attività non commerciali negli enti associativi: come distinguere quote, contributi, corrispettivi e attività commerciali.

La distinzione tra attività istituzionale e attività commerciale è uno dei punti più delicati per associazioni ed enti non profit. Non basta chiamare un incasso “quota” o “contributo”: conta la sostanza dell’attività, chi paga, perché paga e quale vantaggio riceve.

Quando conviene approfondire

  • quando l’ente incassa quote, contributi, corrispettivi o sponsorizzazioni
  • quando organizza corsi, eventi, attività sportive, culturali o formative
  • quando soci e non soci accedono agli stessi servizi
  • quando si vuole prevenire una riqualificazione fiscale delle entrate

Cosa viene verificato

Rapporto con i sociÈ essenziale capire se l’attività è rivolta ai soci, a terzi o a una platea indistinta.
Statuto e vita associativaLe clausole statutarie devono trovare riscontro in verbali, assemblee, libri sociali e prassi reale.
Entrate e ricevuteLa causale dell’incasso deve essere coerente con attività svolta e soggetto pagante.
Prova documentaleUna gestione ordinata rende più semplice dimostrare la natura non commerciale dell’attività.

Errori da evitare

  • considerare automaticamente non commerciale tutto ciò che passa dall’associazione
  • non distinguere soci, tesserati, partecipanti e clienti
  • usare causali generiche per incassi di natura diversa
  • trascurare verbali e documenti che dimostrano la vita associativa

Il metodo di lavoro

Il lavoro consiste nel mappare le attività effettive dell’ente e collegarle a statuto, incassi, documenti e prassi. In questo modo si può capire cosa è sostenibile, cosa va corretto e cosa richiede una gestione fiscale diversa.

Possiamo aiutarti: chiedi una consulenza riservata per valutare il caso concreto.

Approfondimento tecnico

Le associazioni sportive dilettantistiche possono considerare “non commerciali”, con i conseguenti vantaggi fiscali, determinate attività rese nell’ambito della vita associativa, a condizione, però, che abbiano redatto l’atto costitutivo e lo statuto nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata e che in essi siano presenti ulteriori clausole (articolo 148, comma 8, del TUIR). Tra queste:
  • il divieto di distribuire utili o avanzi di gestione;
  • l’obbligo, in caso di scioglimento, di devoluzione del patrimonio a fini di pubblica utilità;
  • l’obbligo di redazione di un rendiconto annuale economico e finanziario;
  • l’intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte.
Ad esempio, non si considera mai “commerciale” l’attività svolta nei confronti dei propri associati in conformità agli scopi istituzionali. A prescindere dal rispetto delle citate clausole, le quote o contributi associativi incassati non concorrono a formare il reddito dell’ente. In ogni caso, si considera di natura commerciale l’attività resa dietro corrispettivi specifici. E’ prevista una deroga a tale principio in base alla quale non vengono considerate di natura commerciale (e quindi non sono tassabili) le operazioni svolte in conformità allo statuto e in attuazione del fine istituzionale dell’ente, anche se comportano prestazioni dietro corrispettivi specifici. Inoltre, con un’ulteriore deroga il legislatore ha previsto che la cessione di pubblicazioni anche a terzi non soci dietro corrispettivo non è considerata commerciale se le stesse vengono cedute, prevalentemente, agli associati. Vi sono delle attività considerate comunque oggettivamente commerciali. Tra esse:
  • cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita;
  • erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore;
  • gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale;
  • gestione di spacci aziendali e di mense; – somministrazione di pasti;
  • prestazioni di trasporto e di deposito;
  • organizzazioni di viaggi e di soggiorni turistici;
  • prestazioni alberghiere e di alloggio;
  • prestazione di servizi portuali ed aeroportuali;
  • telecomunicazioni e radiodiffusioni;
  • pubblicità commerciale.